La vita psichica prenatale: l’inizio della relazione tra genitori e figlio

gravidanza-gemellareIn altre culture è dato per scontato che esista una vita psichica del bambino molto prima che egli venga alla luce. In Indonesia ad esempio, non si considera la nascita un momento in cui improvvisamente si comincia a vivere e a esistere e in Cina e in Giappone si considera che alla nascita il bambino abbia già un anno di età. In Occidente invece il pensiero di un feto dotato di sensorialità, vita psichica e memoria ha iniziato a farsi strada più tardi, grazie a teorie di stampo psicoanalitico, che sono state in seguito confermate da ricerche condotte grazie alle tecniche ad ultrasuoni: esse hanno permesso l’osservazione in tempo reale delle reazioni del feto alle stimolazioni esterne. Studi  sperimentali hanno consentito di stabilire delle precise relazioni tra l’attività del feto, il tipo di stimolazione esterna somministrata e l’età gestazionale. Ad esempio Righetti ha compiuto delle indagini sperimentali tra il 1995 e il 2001 e ha confermato che il nascituro è in grado di ricevere, elaborare e rispondere alle stimolazioni intra ed extra-uterine, che ha una vita psichica e che l’ambiente intrauterino è un ambiente di apprendimento ed esperienza. Le remote relazioni con la madre sono risentite e vissute dal feto per via psichica e biofisica. I risultati degli studi e delle ricerche riferiscono che le emozioni della madre si comunicano al nascituro via empatica mediante un processo di impregnazione e trasmissione psichica, ma anche via ormonale e via battito cardiaco.

Le ecografie ci hanno permesso di fare delle scoperte eccezionali sulla ricchezza della vita emotiva dei bambini. Si può osservare la reazione fetale di avvicinamento a una manifestazione di affetto e la reazione inversa qualora si senta rifiutato. Si vede come il bambino risponde a qualsiasi stimolo fastidioso con rapidi movimenti, e traspare dalla sua mimica facciale un’affettività negativa. Risulta anche capace di gridare se, nel corso di una visita ginecologica, entra casualmente aria nell’utero. Il feto ha anche esperienza del battito cardiaco materno: l’ascolto di tale battito in stato di tranquillità quieta il neonato ma anche soggetti più grandi (fino ai sedici-trentasette mesi). De Casper  ha dimostrato anche come i bambini già nelle prime ore dopo la nascita preferiscano la voce della madre a tutte le altre. E’ chiaramente molto improbabile che questa predilezione si possa sviluppare in alcune ore, ed è assai più verosimile che il bambino l’abbia memorizzata nella vita intrauterina e collegata ad un’affettività positiva. Lo stesso autore ha dimostrato come i bambini appena nati preferiscano una favola già udita nell’ultimo trimestre di gravidanza.

A ventitrè settimane compare persino l’attività onirica dato che si evidenziano chiari segni comportamentali di sonno REM; si è visto che nei bambini nati pretermine a 30 settimane la fase REM occupa il 100% del loro sonno.

Tutto quanto si è potuto comprovare depone a favore della precoce e attiva presenza di un nucleo esperienziale, emozionale e psichico prenatale e, dunque, della continuità tra vita psichica pre e postnatale.

Ciò che è interessante chiedersi è non solo quanto il feto entri in comunicazione con la madre, il padre e tutto l’ambiente che lo circonda, ma anche quanto questo influenzi il suo sviluppo.

E’ stato dimostrato che le positive esperienze sensoriali del feto ne promuovono lo sviluppo somatopsichico: questi bambini avrebbero un precoce sviluppo psicologico, fisico e interazioni migliori con i loro genitori.

Da tutte queste evidenze, vien da sé quanto importante sia nello sviluppo fetale l’attenzione e il coinvolgimento amorevole dei genitori. D’altro canto dobbiamo prendere in considerazione quanto possa avere conseguenze negative se un bambino, già prima di nascere, avverte di non essere voluto, amato, o avverte delle situazioni di stress nell’ambiente in cui sta crescendo.  La simbiosi profonda tra madre e feto fa si che fattori psicosociali, affettivi, emotivi vissuti dalla madre durante la gestazione ricadano inevitabilmente sia sul bambino che sulla relazione madre-figlio, creando delle tracce mnestiche che si conserveranno inconsciamente nella psiche del bambino e quindi dell’adulto, ed influenzeranno il suo vissuto.

Nello specifico, cosa emerge da ricerche e osservazioni cliniche?

Sembrerebbe che in alcuni casi disturbi di vario tipo presentati da pazienti adulti quali depressione, fobie, disturbi alimentari siano riconducibili a traumi ed esperienze vissuti prima della nascita. I bambini le cui madri sono state esposte a stress durante la gravidanza possono andare incontro ad un rischio maggiore di iperattività, problemi motori e deficit dell’attenzione rispetto ai bambini che hanno vissuto una gravidanza serena. Inoltre, un’elaborazione statistica del contenuto dei deliri dei pazienti che si sono ammalati di schizofrenia ha rivelato una concordanza con eventi prenatali e perinatali.

Con questo non si intende spaventare le madri e le famiglie, ma sottolineare il fatto che le esperienze prenatali vivono in noi anche se inconsciamente e che per tutti questi motivi è di fondamentale importanza il ruolo dei fattori di sostegno affettivo, emotivo e sociale presenti nel contesto di vita della donna. I danni derivati da traumi prenatali possono essere comunque limitati ed eliminati nelle loro conseguenze più devastanti quando si interviene rapidamente e quando i genitori offrono premurosamente al bambino una buona qualità di accudimenti affettivi.

Quale sarebbe, dunque, la condizione ideale per un bambino che sta per venire alla luce?

Il bambino ha bisogno fin dalla vita intrauterina della madre e del padre, occorre che i genitori gli parlino spesso ed amorevolmente, che lo accarezzino facendolo sentire già parte della famiglia. La costituzione positiva della triade impostata in modo sufficientemente buono dal punto di vista affettivo e relazionale influisce beneficamente sul futuro della relazione genitori-bambino e sul futuro del bambino stesso. Il bambino ha bisogno che gli si dedichi del tempo, che si entri in contatto con lui anche tramite la musica, che lo si consideri unico.

Insomma i nove mesi di gravidanza sono un’occasione irripetibile per iniziare ad instaurare una relazione positiva e intensa tra genitori e figlio.

Bibliografia

De Casper A.J., Fifer W.P., (1980), Of human bonding: newborns prefer their mother’s voices“, Science, 208: 1174.

Della Vedova A., La vita psichica prenatale: breve rassegna sullo sviluppo psichico del bambino prima della nascita, da www.psychomedia.it

Janus L., (1997), Come nasce l’anima. La nostra vita psichica prima e dopo la nascita, Ed. Mediterranee, Roma.

Nutricati A. S. (2009), La psicologia prenatale e il tempo, Psychofenia n.21.

Righetti P.L., Sette L., (2000), Non c’è due senza tre, Bollati Boringhieri,Torino.

Roffwarg H.A., Muzio J.N., Dement W.C. (1996), Ontogenetic development of the human Sleep-Dream Cycle, Science, 152: 604-619.

Van de Car M.D., Leherer M. (1986), Enhancing early speech, parental bonding and infant physical development using prenatal intervention in standard obstetric practice, Pre and Perinatal Psychology Journal, 1(1).

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