Il trauma della nascita pretermine

Nell’evento della prematurità non è solo il bambino a non essere pronto a nascere: anche la madre e il padre si trovano a diventare genitori in un periodo in cui i processi psichici della gravidanza non sono ancora stati completati. Non a caso vengono chiamati ​genitori prematuri, espressione che sta ad indicare il difficile adattamento alla genitorialità che essi devono affrontare, con possibili conseguenze sulla loro vita mentale.

Come mette in evidenza Ammaniti (1992), in particolare per le nascite che avvengono tra 24° e 32° settimana, la gravidanza viene interrotta in un momento in cui le rappresentazioni dei genitori si stanno ancora sviluppando e il bambino immaginario è molto vivido nella mente della madre e del padre, che faranno inevitabilmente il paragone tra il bambino immaginato, desiderato e idealizzato e quello reale.

Inoltre, molto spesso, la madre in queste settimane di gestazione non ha completato la percezione del bambino come essere umano separato da sé: in questi casi la conseguenza è che la separazione del parto viene vissuta come uno “strappo”.

Purtroppo la madre stessa talvolta si percepisce inadeguata perché il parto prematuro le rimanda un’immagine di sé negativa e un vissuto di fallimento. Anche se razionalmente la donna sa di aver fatto tutto il possibile per il suo bambino, ad un livello profondo può comunque sentire questi vissuti. Ciò che deve mettere in atto è quindi un lavoro psichico di elaborazione del lutto, in cui deve elaborare sia la perdita del ​bambino immaginario che la perdita della sua immagine di “buona madre” (Coppola et al., 2004).

Successivamente al parto i genitori si trovano a vivere momenti altamente stressanti e vissuti di impotenza; si trovano a sperare che il bambino sopravviva ma anche a vivere un sentimento di lutto anticipato nel timore della perdita. La paura della morte del figlio può portare i genitori anche ad atteggiamenti di ritiro nei suoi confronti (Linhares et al., 2000).

Nelle settimane successive la possibilità che il bambino riesca a sopravvivere aumenta, e i genitori riescono così a riallacciare un rapporto con lui; in questo periodo possono riuscire ad esprimere quei sentimenti di rabbia e frustrazione a cui precedentemente non potevano avvicinarsi.

Nella maggior parte delle coppie che ho accompagnato nell’elaborazione della nascita pretermine, gli aspetti maggiormente stressanti sono stati questi:

  • timore per la vita o la salute del bambino;
  • parto improvviso e/o problematico;
  • non poter tornare a casa insieme al bambino quando viene dimessa la madre;
  • il neonato deve stare in incubatrice finché è necessario, collegato ad apparecchiature mediche, talvolta intubato e alimentato artificialmente;
  • i primi contatti tra genitori e figlio non avvengono in un contesto intimo e riservato.

Talvolta il parto pretermine e ciò che accade successivamente può costituire un vero e proprio trauma per i genitori, che se non elaborato può portare alla compromissione della qualità della vita, sintomi di vario tipo e compromissione della qualità del rapporto col bambino o della relazione di coppia.

Possibilità terapeutiche

Terapia EMDR

È un approccio terapeutico nato per l’elaborazione dei traumi, che raggiunge determinati risultati:

  • i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico risultano meno intensi;
  • i pensieri intrusivi si attutiscono o spariscono;
  • le emozioni e le sensazioni fisiche negative si riducono di intensità;
  • le credenze negative che una persona ha di sé (es. “non nono una buona madre”, “mio figlio è costantemente in pericolo” ecc…) cambiano e si sviluppano credenze più realistiche e funzionali;
  • si distinguono meglio i pericoli reali da quelli “immaginari” condizionati dall’ansia;
  • i comportamenti, di conseguenza, diventano più funzionali.

Terapia Psicoanalitica

È un processo che si propone di influenzare situazioni di sofferenza con mezzi psicologici verbali, e nel caso del parto pretermine ciò che ci si propone è:

  • comprendere la propria storia personale, le motivazioni e le circostanze della propria vita, ovvero creare un senso al passato e alla sofferenza della persona;
  • raggiungere un senso di di controllo della propria vita;
  • riconoscere, esprimere e padroneggiare emozioni e sentimenti;
  • sviluppare la capacità di far fronte alle avversità della vita;
  • migliorare la percezione di sé, la relazione con il bambino e di coppia.

Il progetto terapeutico viene individualizzato, quindi “cucito” addosso alla singola persona a seconda della sua storia e della sua soggettività. In alcuni casi posso far utilizzare la scrittura espressiva come coadiuvante terapeutico.

Se sei una madre, un padre o una coppia che ha vissuto questo evento, per richiedere un appuntamento potete contattarmi attraverso il modulo presente sul sito, mandarmi una mail all’indirizzo flore.mga@gmail.com oppure chiamare o mandare un messaggio al numero 3283451863.

Se sei un/a collega psicologa o psicoterapeuta e sei interessata/o a saperne di più sulle modalità di intervento nei casi di nascita pretermine puoi iscriverti al Master in Psicologia Perinatale di Obiettivo Psicologia, in cui insegno le modalità di intervento nei casi infertilità, lutto perinatale e nascita pretermine.

Maria Grazia Flore

Psicologa, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

Riferimenti bibliografici

Ammaniti M. (1992), ​La gravidanza tra fantasia e realtà, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma.

Coppola G., Cassibba R. (2004), ​La prematurità. fattori di protezione e di rischio per la relazione madre-bambino​, Carocci, Roma.

Linhares M.B.M., Carvalho A.E.V., Bordin M.B.M., Chimello J.T., Martinez F.E., Jorge S.M. (2000), Prematuridade e muito baixo peso ao nascer como fator de risco ao desenvolvimento psicológico da criança, ​Cadernos de Psicologia e Educação Paidéia, 10: 60-69.

Baby Blues e Depressione post-partum: come differenziarli e come affrontarli

Il periodo del post-partum, soprattutto per chi è al primo figlio, è caratterizzata dai più grandi cambiamenti personali e familiari che una donna possa vivere nel corso della sua vita. Questa fase si configura come un momento di arricchimento, capace di stimolare la maturazione individuale. Al contempo, tuttavia, l’esperienza che segue il parto può anche sollecitare condizioni di disagio emotivo e stress, così come indurre il manifestarsi di forme psicopatologiche talvolta gravi.

I fattori stressanti

Tra gli elementi fonte di stress, oltre a quelli di tipo fisico troviamo anche quelli psicologici, che variano a seconda della condizione che si sta vivendo, della propria storia di vita e della personalità. Parliamo ad esempio delle nuove modalità relazionali messe in atto con il proprio partner e con la famiglia di appartenenza, la mancanza di supporto sociale, le preoccupazioni riferite al proprio ruolo materno, i dubbi sulle proprie capacità nel riuscire a nutrire adeguatamente il neonato, la sensazione di essere impreparata nei confronti della crescita e dello sviluppo del bambino, le paure che al nuovo nato possa succedere qualcosa di grave, il vissuto legato alla propria immagine corporea e i cambiamenti nella sfera sessuale.

La situazione di stress fisico ed emotivo sono intensificate dal fatto che molto spesso le madri sono coloro che si prendono cura del neonato 24 ore su 24, senza avere la possibilità di riposarsi adeguatamente o di avere qualche spazio per sé.

In questo scenario è possibile che si manifesti il baby blues o la depressione post-partum. Vediamo quali differenze ci sono tra queste due condizioni.

Baby Blues e Depressione Post-Partum

Il Baby Blues (detto anche Maternity Blues) è uno stato d’animo che compare nei primi 10-15 giorni dopo il parto, determinato anche dalla brusca caduta dei livelli estroprogestinici; ci si sente malinconiche o di umore variabile, si piange e ci si irrita facilmente, a volte si prova ansia e paura di non farcela, difficoltà di memoria e concentrazione. Tuttavia non si perde la capacità di prendersi cura nel neonato e di provare gioia. E’ importante che questi sintomi vengano intercettati dal personale sanitario che possono fornire spiegazioni alle mamme sul loro vissuto e rassicurarle sul fatto che si tratta di uno stato transitorio e non patologico che tende a risolversi spontaneamente.

In genere i sintomi tendono a regredire nell’arco di alcuni giorni, soprattutto se la donna riceve un adeguato sostegno dalla sua rete sociale nella gestione del piccolo, della casa e di sé. Importante anche la condivisione della nuova esperienza con altre madri, che può aiutare a sentirsi adeguate nonostante le difficoltà che si stanno affrontando.

La Depressione Post-Partum invece è considerata dal DSM V (Manuale statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali) come una forma di depressione generale che ha esordio entro le prime quattro settimane successive al parto. I criteri per questo disturbo dunque sono gli stessi del disturbo depressivo maggiore, ciò che fa la differenza è il periodo di esordio del disturbo: ansia, angoscia, umore depresso fino ad ideazione suicidaria, incapacità di provare gioia e piacere, irritabilità, senso di colpa e di inadeguatezza per il ruolo materno, colpevolizzazione (ci si sente una cattiva madre) insonnia (talvolta mascherata dall’allattamento notturno), calo dell’appetito e del desiderio sessuale, ridotta capacità di concentrazione e dell’attenzione. Talvolta si sente un’eccessiva preoccupazione per la salute del neonato oppure si sente di non provare sentimenti di amore verso il bambino.

Dato che molto spesso queste donne affermano di non sentirsi depresse è fondamentale che l’aiuto arrivi da chi sta intorno a loro. E’ necessario il sostegno della rete sociale, in particolare del partner, ma soprattutto un aiuto specialistico da parte di psicoterapeuti e medici.

Come capire se si ha bisogno di un sostegno psicologico

E’ possibile effettuare con uno psicoterapeuta specialista in perinatalità un test di screening, un questionario chiamato Edimburgh Postnatal Depression Scale, che permette di individuare la depressione post-natale. Questo strumento, unito ai colloqui psicologici, permette di comprendere il vissuto psicologico materno e quali strategie si possono attuare per migliorare lo stato psicologico della donna e rafforzare la relazione tra la diade madre-figlio e di tutta la famiglia.

Psicoterapia in presenza o on line 

Un percorso psicoterapeutico è lo spazio di riflessione più adeguato per affrontare con competenza tutti i cambiamenti nella propria vita che la nascita di un figlio comporta. Porta a rafforzare la competenza di riconoscere, esprimere e padroneggiare emozioni e sentimenti, sviluppa la capacità di far fronte alle avversità della vita e attenua la sintomatologia. Ci si sofferma in particolare sui pensieri spaventosi che possono comparire su di sé o sul bambino, sulle difficoltà legate all’allattamento, all’insonnia, alla relazione con il bambino, agli eventuali pensieri suicidari. Infine si può arrivare a ricercare un senso e un insegnamento dalla sofferenza che possa essere utile per il presente e il futuro.

Per informazioni, appuntamenti o consulenze in presenza oppure on line potete contattami attraverso il modulo contatti, alla mail flore.mga@gmail.com o chiamarmi al +39 3283451863.

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Riferimenti bibliografici

Dennis C.L. e Kingston D. (2008), A systematic review of telephone support for women during pregnancy and the early postpartum period, Journal of Obstetric, Gynecologic, & Neonatal Nursing, vol. 37(3), pp. 301-314.

Grussu P., Quatraro R.M. (2018), Psicologia clinica perinatale. Dalla teoria alla pratica, Erickson, Trento.

Hugill K.G., Letherby T.R. e Lavender T. (2013), Experiences of fathers shortly after the birth of their preterm infants, Journal of Obstetric and Gynecological Neonatal Nursing, vol. 42, pp. 655-663.

Kleiman K. (2017), Guarire dalla depressione post-partum. Indicazioni cliniche e psicoterapia, Erickson, Trento.

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