Recensione di “Le madri non sbagliano mai” di G. Bollea

Bollea

Le madri non sbagliano mai.

Giovanni Bollea era un medico, psichiatra e padre della moderna neuropsichiatria infantile. Ha fondato l’Istituto di Neuropsichiatria Infantile di Via dei Sabelli a Roma, ed è autore di circa 250 lavori.

Anno di pubblicazione: 1995

Saggio

Questo libro nasce dalla constatazione che a livello divulgativo si è fatto poco per la comprensione della psicologia infantile, e ciò che è stato fatto ha in molti casi portato i genitori a dubbi ed ansie immotivate. Da un’educazione troppo autoritaria e poco costruttiva, i genitori sono passati ad un’educazione estremamente permissiva, per la paura di sbagliare e procurare traumi ai propri figli. Come possono i neo genitori, scrive l’autore, affrontare serenamente il loro compito con la paura di essere “causa di…”? Ed ecco quindi questo contributo, per aiutare a comprendere il “pianeta infanzia”.

L’autore si focalizza su tre fattori fondamentali per una crescita serena ed equilibrata: l’amore, l’esempio e l’ascolto, e sostiene inoltre che un genitore può assolvere a questo compito semplicemente coniugando istinto, tradizione e innovazione. In questo modo si può “fare in modo che i figli possano vivere gioiosamente nel contenitore familiare e, con questo spirito, in un secondo momento, nella società”.

Lungo le pagine di questo breve volume Bollea parla del ruolo della madre, del padre, dei fratelli e dei nonni, e riesce a dare tanti pratici consigli sulle cose che è preferibile fare e sugli errori che si dovrebbero evitare riguardo a molteplici temi: il gioco, gli orari, il sonno, l’alimentazione, le punizioni, la tv e la lettura.

Parla dei problemi che si possono presentare nei bambini come i tic, le ossessioni, le fobie, l’iperattività, e dà semplici indicazioni per capire quando è il caso di consultare uno specialista.

Uno spazio fondamentale hanno anche le caratteristiche delle famiglie moderne e le problematiche che si potrebbero presentare: separazioni, consumismo, individualismo.

E’ insomma un libro molto pragmatico, tecnico ma nello stesso tempo con uno stile familiare ed affettuso.

“Educare vuol dire entrare in empatia con il proprio figlio, è l’attitudine a condividere i propri pensieri con i suoi, senza necessariamente avere in comune gli stessi sentimenti e le stesse idee, ma con la precisa volontà di capirlo nel senso più profondo e di cercare, con il cuore e con la ragione, di fare sempre qualcosa per lui”.

Questa frase racchiude, a mio avviso, l’eredità che ci ha voluto lasciare dopo sessant’anni di esperienza nel mondo dell’infanzia e della genitorialità.

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