La violenza psicologica in gravidanza

La violenza psicologica durante la gravidanza è un problema grave e spesso silenzioso che può avere conseguenze gravi per la salute mentale e fisica della donna incinta e del bambino. In questo articolo, esploreremo le diverse forme di violenza psicologica durante la gravidanza, i dati statistici e le prospettive terapeutiche.

Forme di Violenza Psicologica

La violenza psicologica durante la gravidanza può assumere diverse forme, tra cui:

  • Insulti e umiliazioni: le donne incinte possono essere soggette a insulti e umiliazioni da parte del partner o di altri familiari, che possono minare la loro autostima e causare stress e ansia.
  • Minacce e intimidazioni: minacce e intimidazioni da parte del partner o di altri familiari, che possono causare paura intensa e ansia.
  • Controllo e isolamento: le donne incinte possono essere soggette a controllo e isolamento da parte del partner o di altri familiari, che possono limitare la loro libertà e autonomia.
  • Negazione di supporto emotivo: si può essere private di supporto emotivo da parte del partner o di altri familiari, che possono determinare un senso di solitudine e di “invisibilità”.

Dati Statistici

Benché si possa pensare che durante la gravidanza la violenza psicologica diminuisca o cessi del tutto, in realtà i dati ci mostrano uno scenario ben diverso. Secondo uno studio pubblicato su Journal of Women’s Health, circa il 20% delle donne incinte ha sperimentato violenza psicologica durante la gravidanza. Un altro studio pubblicato su BMC Pregnancy and Childbirth ha trovato che le donne incinte che hanno sperimentato violenza psicologica hanno un rischio maggiore di sviluppare depressione e ansia durante la gravidanza.

Conseguenze per la Salute

La violenza psicologica durante la gravidanza può avere conseguenze gravi per la salute mentale e fisica della donna incinta e del feto, tra cui:

  • Depressione e ansia, che possono avere conseguenze negative per la salute mentale e fisica della donna incinta e del feto.
  • Senso di insicurezza e di solitudine, soprattutto se non è presente un sostegno sociale adeguato.
  • Problemi di salute fetale, che può aumentare il rischio di problemi di salute fetale, come la restrizione della crescita fetale e il parto pretermine.

L’intervento psicologico

La psicoterapia può offrire uno spazio protetto in cui dare un nome a ciò che sta accadendo e ritrovare progressivamente consapevolezza dei propri bisogni e delle proprie risorse. Un approccio psicodinamico può aiutare a comprendere l’impatto che la relazione e le esperienze vissute hanno sul proprio mondo emotivo, sulle relazioni e sul senso di sé, favorendo una maggiore capacità di riconoscere i propri confini e di compiere scelte più consapevoli.

Quando sono presenti esperienze traumatiche, l’EMDR può essere integrato nel percorso terapeutico per favorire l’elaborazione dei ricordi e delle esperienze che continuano a generare paura, sofferenza o un senso di allerta. Il trattamento viene sempre adattato alla situazione e ai tempi della persona, con particolare attenzione alla sicurezza e al benessere durante la gravidanza.

Chiedere aiuto può rappresentare un primo passo per uscire dall’isolamento, recuperare fiducia nelle proprie risorse e costruire uno spazio di maggiore sicurezza per sé e per il proprio bambino.

Se pensi di aver vissuto qualcosa di simile a ciò che ho descritto, puoi chiedermi informazioni o richiedere un appuntamento attraverso il modulo presente sul sito, mandarmi una mail all’indirizzo flore.mga@gmail.com oppure chiamare o mandare un messaggio al numero 3283451863.

Maria Grazia Flore

Psicologa, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

Riferimenti Bibliografici

  • Martin, S. L., et al. (2006). Domestic violence and reproductive health: A systematic review of the literature. Trauma, Violence, & Abuse, 7(3), 214-229.
  • Bacchus, L., et al. (2004). Prevalence of domestic violence when midwives routinely enquire in pregnancy. British Journal of Obstetrics and Gynaecology, 111(5), 441-445.
  • Silverman, J. G., et al. (2006). Intimate partner violence victimization prior to and during pregnancy among women residing in 26 U.S. states: Associations with maternal and neonatal health. American Journal of Obstetrics and Gynecology, 195(1), 140-148.

Cambiamenti cerebrali e ormonali quando si vive una Depressione Post-Partum

La gravidanza è un periodo di grandi cambiamenti per il corpo femminile, e il cervello non fa eccezione. Recenti studi hanno dimostrato che la gravidanza può influenzare la struttura e la funzione cerebrale in modi significativi. Cambiamenti nella materia grigia … Continua a leggere →

Recensione di “Nascita di una madre. Come l’esperienza della maternità cambia una donna” di Daniel e Nadia Stern 

Scritto dallo psicoanalista e psichiatra Daniel Stern insieme a sua moglie Nadia, pediatra e psichiatra infantile, in collaborazione con Alison Freeland (giornalista specializzata sul tema delle funzioni genitoriali), questo libro è un’istituzione nell’ambito della Psicologia Perinatale, adatto ad un pubblico … Continua a leggere →

Baby Blues e Depressione post-partum: come differenziarli e come affrontarli

Il periodo del post-partum, soprattutto per chi è al primo figlio, è caratterizzata dai più grandi cambiamenti personali e familiari che una donna possa vivere nel corso della sua vita. Questa fase si configura come un momento di arricchimento, capace di stimolare la maturazione individuale. Al contempo, tuttavia, l’esperienza che segue il parto può anche sollecitare condizioni di disagio emotivo e stress, così come indurre il manifestarsi di forme psicopatologiche talvolta gravi.

I fattori stressanti

Tra gli elementi fonte di stress, oltre a quelli di tipo fisico troviamo anche quelli psicologici, che variano a seconda della condizione che si sta vivendo, della propria storia di vita e della personalità. Parliamo ad esempio delle nuove modalità relazionali messe in atto con il proprio partner e con la famiglia di appartenenza, la mancanza di supporto sociale, le preoccupazioni riferite al proprio ruolo materno, i dubbi sulle proprie capacità nel riuscire a nutrire adeguatamente il neonato, la sensazione di essere impreparata nei confronti della crescita e dello sviluppo del bambino, le paure che al nuovo nato possa succedere qualcosa di grave, il vissuto legato alla propria immagine corporea e i cambiamenti nella sfera sessuale.

La situazione di stress fisico ed emotivo sono intensificate dal fatto che molto spesso le madri sono coloro che si prendono cura del neonato 24 ore su 24, senza avere la possibilità di riposarsi adeguatamente o di avere qualche spazio per sé.

In questo scenario è possibile che si manifesti il baby blues o la depressione post-partum. Vediamo quali differenze ci sono tra queste due condizioni.

Baby Blues e Depressione Post-Partum

Il Baby Blues (detto anche Maternity Blues) è uno stato d’animo che compare nei primi 10-15 giorni dopo il parto, determinato anche dalla brusca caduta dei livelli estroprogestinici; ci si sente malinconiche o di umore variabile, si piange e ci si irrita facilmente, a volte si prova ansia e paura di non farcela, difficoltà di memoria e concentrazione. Tuttavia non si perde la capacità di prendersi cura nel neonato e di provare gioia. E’ importante che questi sintomi vengano intercettati dal personale sanitario che possono fornire spiegazioni alle mamme sul loro vissuto e rassicurarle sul fatto che si tratta di uno stato transitorio e non patologico che tende a risolversi spontaneamente.

In genere i sintomi tendono a regredire nell’arco di alcuni giorni, soprattutto se la donna riceve un adeguato sostegno dalla sua rete sociale nella gestione del piccolo, della casa e di sé. Importante anche la condivisione della nuova esperienza con altre madri, che può aiutare a sentirsi adeguate nonostante le difficoltà che si stanno affrontando.

La Depressione Post-Partum invece è considerata dal DSM V (Manuale statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali) come una forma di depressione generale che ha esordio entro le prime quattro settimane successive al parto. I criteri per questo disturbo dunque sono gli stessi del disturbo depressivo maggiore, ciò che fa la differenza è il periodo di esordio del disturbo: ansia, angoscia, umore depresso fino ad ideazione suicidaria, incapacità di provare gioia e piacere, irritabilità, senso di colpa e di inadeguatezza per il ruolo materno, colpevolizzazione (ci si sente una cattiva madre) insonnia (talvolta mascherata dall’allattamento notturno), calo dell’appetito e del desiderio sessuale, ridotta capacità di concentrazione e dell’attenzione. Talvolta si sente un’eccessiva preoccupazione per la salute del neonato oppure si sente di non provare sentimenti di amore verso il bambino.

Dato che molto spesso queste donne affermano di non sentirsi depresse è fondamentale che l’aiuto arrivi da chi sta intorno a loro. E’ necessario il sostegno della rete sociale, in particolare del partner, ma soprattutto un aiuto specialistico da parte di psicoterapeuti e medici.

Come capire se si ha bisogno di un sostegno psicologico

E’ possibile effettuare con uno psicoterapeuta specialista in perinatalità un test di screening, un questionario chiamato Edimburgh Postnatal Depression Scale, che permette di individuare la depressione post-natale. Questo strumento, unito ai colloqui psicologici, permette di comprendere il vissuto psicologico materno e quali strategie si possono attuare per migliorare lo stato psicologico della donna e rafforzare la relazione tra la diade madre-figlio e di tutta la famiglia.

Psicoterapia in presenza o on line 

Un percorso psicoterapeutico è lo spazio di riflessione più adeguato per affrontare con competenza tutti i cambiamenti nella propria vita che la nascita di un figlio comporta. Porta a rafforzare la competenza di riconoscere, esprimere e padroneggiare emozioni e sentimenti, sviluppa la capacità di far fronte alle avversità della vita e attenua la sintomatologia. Ci si sofferma in particolare sui pensieri spaventosi che possono comparire su di sé o sul bambino, sulle difficoltà legate all’allattamento, all’insonnia, alla relazione con il bambino, agli eventuali pensieri suicidari. Infine si può arrivare a ricercare un senso e un insegnamento dalla sofferenza che possa essere utile per il presente e il futuro.

Per informazioni, appuntamenti o consulenze in presenza oppure on line potete contattami attraverso il modulo contatti, alla mail flore.mga@gmail.com o chiamarmi al +39 3283451863.

Potrebbero interessarti anche questi articoli:

Screening e trattamento della Depressione Post-Partum

Baby blues: perché le madri stanche e tristi si sentono cattive?

Riferimenti bibliografici

Dennis C.L. e Kingston D. (2008), A systematic review of telephone support for women during pregnancy and the early postpartum period, Journal of Obstetric, Gynecologic, & Neonatal Nursing, vol. 37(3), pp. 301-314.

Grussu P., Quatraro R.M. (2018), Psicologia clinica perinatale. Dalla teoria alla pratica, Erickson, Trento.

Hugill K.G., Letherby T.R. e Lavender T. (2013), Experiences of fathers shortly after the birth of their preterm infants, Journal of Obstetric and Gynecological Neonatal Nursing, vol. 42, pp. 655-663.

Kleiman K. (2017), Guarire dalla depressione post-partum. Indicazioni cliniche e psicoterapia, Erickson, Trento.

Bonus assistenza psicologica Aiutamente giovani

Dal 22 giugno si può richiedere il Bonus di assistenza psicologica Aiutamente giovani, rivolto a bambini e ragazzi dai 6 ai 21 anni.

Può usufruirne chi:

  • Ha un ISEE inferiore ai 40.000 €
  • È residente o domiciliato nella Regione Lazio
  • È iscritto ad uno dei percorsi del sistema di istruzione

Su indicazione del proprio Medico di base o del Pediatra si può presentare domanda di ammissione sulla piattaforma http://buonopsicologico.efamilysg.it/

Potete trovare tutte le informazioni dettagliate qui: https://ordinepsicologilazio.it/post/avviso-bonus-psico-lazio

Ricevo sia in studio a Roma (zona Centocelle) che online. Accetto i voucher e potreste utilizzare il servizio nel caso in cui vostro/a figlio/a stia attraversando un momento di vita difficile, abbia difficoltà a gestire le emozioni, problematiche comportamentali, sintomi ansiosi, depressivi ecc.

Per qualsiasi altra informazione sono a disposizione, potete contattarmi telefonicamente al 3283451863, via mail flore.mga@gmail.com o sul form dei contatti qui sul sito.

Recensione del libro “Il futuro dei primi 1000 giorni di vita. Psicologia Clinica Perinatale: prevenzione e interventi precoci” Di Imbasciati e Cena

Per tutti i colleghi appassionati di Psicologia Perinatale segnalo questo manuale di Antonio Imbasciati e Loredana Cena, tra i maggiori esponenti della Psicologia Clinica Perinatale in Italia e a livello internazionale.   Il messaggio fondamentale che ci vogliono trasmettere è l’importanza della … Continua a leggere →

Gravidanza e post-partum nel periodo del Coronavirus: l’importanza del benessere psicologico

  “Chissà quanto altro tempo io e il mio bambino dovremo restare chiusi in casa. Non mi aspettavo che sarebbero stati così i primi mesi con mio figlio…”. “Ho paura ogni volta che vado dalla ginecologa e ne avrò ancora … Continua a leggere →