
All’inizio Marta pensava semplicemente di essere diventata troppo sensibile. Quando il suo compagno le diceva che non valeva abbastanza, che nessun altro avrebbe avuto la pazienza di stare con lei, cercava di non farci caso. Quando controllava il suo telefono, criticava il modo in cui si vestiva o decideva con chi fosse “opportuno” uscire, Marta finiva per chiedersi se non fosse lei a pretendere troppo. Anche dopo una discussione, era spesso lei a chiedere scusa.
Con il tempo, però, qualcosa era cambiato. Marta aveva smesso di fidarsi delle proprie percezioni. Prima di parlare pensava a come l’altro avrebbe potuto reagire; prima di prendere una decisione si chiedeva se fosse “sbagliata”. Si sentiva insicura, ansiosa, continuamente in allerta. E soprattutto non riusciva a comprendere perché, nonostante la relazione fosse terminata, certe parole continuassero a risuonare dentro di lei.
La storia di Marta (nome di fantasia) rappresenta una delle caratteristiche più insidiose della violenza psicologica: non lascia necessariamente segni visibili, ma può modificare profondamente il modo in cui una persona percepisce sé stessa, gli altri e il mondo.
Che cos’è la violenza psicologica?
La violenza psicologica comprende comportamenti che mirano a svalutare, intimidire, controllare o isolare l’altra persona. Può manifestarsi attraverso umiliazioni, minacce, ricatti emotivi, manipolazione, controllo delle relazioni sociali, svalutazione sistematica, colpevolizzazione o forme di isolamento. Nel contesto della violenza da parte del partner, l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce esplicitamente l’abuso psicologico e i comportamenti di controllo tra le forme di violenza nelle relazioni intime.
Una delle difficoltà maggiori consiste nel riconoscere ciò che sta accadendo. Quando determinati comportamenti diventano parte della quotidianità, la persona può arrivare a considerarli normali o a pensare di essere responsabile di ciò che subisce. Le conseguenze, tuttavia, possono essere importanti. Una revisione sistematica e meta-analisi che ha preso in esame 194 studi ha evidenziato associazioni significative tra violenza psicologica e disturbo da stress post-traumatico (PTSD), depressione e ansia.
Anche quando la relazione abusante è terminata, quindi, gli effetti dell’esperienza possono continuare a manifestarsi: ricordi intrusivi, paura, ipervigilanza, difficoltà a fidarsi, senso di colpa, bassa autostima o una forte reattività emotiva di fronte a situazioni che ricordano ciò che è accaduto.
Elaborare il trauma, non semplicemente dimenticarlo
Superare una violenza psicologica non significa dimenticare ciò che è successo. Significa poter ricordare quell’esperienza senza esserne ancora completamente travolti. È proprio in questo ambito che può inserirsi la psicoterapia, attraverso un percorso personalizzato che tenga conto della storia della persona, delle sue risorse e delle conseguenze del trauma.
Tra gli approcci utilizzati per il trattamento delle conseguenze traumatiche vi è l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing). Si tratta di una psicoterapia evidence-based particolarmente studiata per il trattamento del PTSD e dei disturbi correlati al trauma. Le linee guida internazionali includono l’EMDR tra gli interventi raccomandati per il PTSD.
Durante il trattamento, il terapeuta aiuta la persona a lavorare su ricordi, emozioni, sensazioni corporee e convinzioni negative associate alle esperienze traumatiche. La stimolazione bilaterale, spesso attraverso movimenti oculari guidati, viene utilizzata all’interno di un protocollo strutturato. L’obiettivo non è cancellare il ricordo, ma favorirne una rielaborazione, affinché l’esperienza possa essere collocata nel passato e non continui a essere vissuta come una minaccia presente.
Le ricerche disponibili mostrano una solida efficacia dell’EMDR nel trattamento del PTSD; una meta-analisi di studi randomizzati controllati ha confrontato l’EMDR con altre psicoterapie negli adulti con PTSD, mentre ulteriori studi stanno approfondendo il suo utilizzo nelle persone che hanno vissuto violenza da parte del partner.
Per chi ha vissuto una violenza psicologica, chiedere aiuto può rappresentare il primo passo per tornare a riconoscere i propri bisogni, recuperare fiducia nelle proprie percezioni e costruire nuovamente un senso di sicurezza.
Perché ciò che è stato detto o fatto può aver lasciato una ferita profonda, ma quella ferita non deve necessariamente continuare a definire il presente.
Riferimenti bibliografici
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- Kristensen, T. R., et al. (2022). The psychological subtype of intimate partner violence and its effect on mental health: a systematic review with meta-analyses. Systematic Reviews, 11. Springer
- World Health Organization (2026). Violence against women. Organizzazione Mondiale della Sanità
- World Health Organization & Pan American Health Organization (2012). Understanding and addressing violence against women: health consequences. Organizzazione Mondiale della Sanità
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- EMDR v. other psychological therapies for PTSD: a systematic review and individual participant data meta-analysis (2024). PubMed. PubMed
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Maria Grazia Flore
Psicologa, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR