Punizioni fisiche ai bambini: un piccolo esercizio per capirne l’(in)utilità

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Qualche giorno fa è uscita la notizia che la Francia si è unita alla lista dei paesi  (ad oggi 52), che hanno vietato per legge le punizioni corporali sui bambini. Nello stesso articolo si legge che, secondo una ricerca di Save the Children, in Italia circa un quarto dei genitori considera la sculacciata un valido gesto educativo.

Vi invito allora a fare un piccolo esercizio per comprendere l’utilità di questo tipo di punizione. Cercate di essere il più sinceri possibile con voi stessi, anche se può essere difficile.

  1. Pensate ad una volta in cui un genitore vi ha picchiato.
  2. Cercate di ricordare come vi siete sentiti. Lasciate perdere come vi sentite ora, e le spiegazioni e giustificazioni che nel tempo avete dato a quel gesto. Cercate di ricordare come vi siete sentiti in quel preciso momento.
  3. Pensate che sia stato educativo? Perché?
  4. Se non avete più fatto ciò per cui siete stati picchiati, è stato per paura o perché avevate compreso a fondo il vostro sbaglio?
  5. Quale modalità per comprendere il vostro errore avreste preferito?

Prendete cinque minuti di tempo per fare davvero “l’esercizio”, e poi continuate a leggere.

Adesso vediamo cos’è “tecnicamente” una punizione: è una stimolazione avversiva che quando avviene in risposta ad un comportamento, ne riduce la probabilità di comparsa nel tempo. La punizione “in natura” quando è efficace ha queste caratteristiche:

  • È forte
  • È immediata
  • Avviene sempre

Ad esempio, scottarsi mettendo la mano sul fuoco.

Tuttavia la punizione quando è utilizzata dall’essere umano non ha mai le caratteristiche della punizione “in natura”. Nel migliore dei casi la punizione è inutile, perché non serve a far cessare un comportamento indesiderato e non insegna il comportamento adeguato; ma molto spesso la punizione è dannosa perché è soggetta ad imitazione, ad escalation, produce ansia e insicurezza, induce ambivalenza nei confronti delle figure di accudimento e danneggia la relazione. Le punizioni fisiche hanno un effetto di soppressione solo temporaneo e contribuiscono all’apprendimento di comportamenti aggressivi (se siete interessati a libri e ricerche in proposito, alla fine dell’articolo trovate un elenco di riferimenti).

Nonostante sia appurato che le punizioni fisiche sono sia inutili che dannose, una cosa che si sente molto spesso è:

Mi ricordo quando mi veniva dato un ceffone, non ci è mai morto nessuno, ed ora ringrazio i miei genitori per averlo fatto perché sono cresciuto educato..”

Un’affermazione di questo tipo è tuttavia  il frutto di due meccanismi di difesa, l’idealizzazione e la razionalizzazione. Nell’idealizzazione la persona affronta conflitti emotivi e fonti di stress attribuendo caratteristiche esageratamente positive agli altri, in questo caso ai genitori. Nella razionalizzazione l’individuo affronta conflitti emotivi e fonti di stress escogitando spiegazioni rassicuranti o a lui utili, ma inesatte, per il comportamento altrui.

È comprensibile che molte persone adottino queste due difese quando ricordano di essere stati picchiati, è umano il bisogno di pensare che i propri genitori siano stati perfetti o che abbiano fatto delle scelte per il nostro bene.

Un’altra obiezione che si sente spesso è:

“I bambini sono molto più maleducati rispetto a prima, se i genitori dessero qualche sculacciata in più crescerebbero più civili”.

Se da un lato è veritiero il fatto che attualmente alcuni genitori sono molto in difficoltà nel trasmettere dei limiti chiari ai propri figli, tuttavia il grande errore è pensare che sculaccioni, schiaffi o altre percosse siano educativi e producano risultati positivi a lungo termine. Ci sono altri metodi efficaci per trasmettere limiti e regole, ciò che è giusto e ciò che non lo è.

Ma allora perché è così frequente punire in questo modo i bambini? Gli adulti lo fanno semplicemente perché sono arrabbiati! E non riescono a gestire in altri modi la propria rabbia. Può capitare a tutti, è umano sentire di non avere altre possibilità se non quella di far cessare in modo violento un comportamento problematico. Ma non è giusto, sia perché non è etico, sia perché è inutile.

Ciò che il genitore può fare in quel momento è

  • Fermarsi, calmarsi e ragionare
  • Confrontarsi con qualcuno e chiedere aiuto

Poi, informarsi sui metodi realmente efficaci ed educativi. È difficile ma non è impossibile controllarsi. Se avete grosse difficoltà chiedete un aiuto specialistico che vi aiuterà a regolare e gestire meglio le emozioni. Pensate a quanto può essere importante per voi stessi, per vostro figlio e per la relazione con lui.

Per concludere, sarebbe veramente auspicabile che questa legge ci fosse anche in Italia, sia perché i cambiamenti culturali avvengono anche grazie alle leggi in vigore in uno Stato, sia perché i minori, non potendosi tutelare in autonomia, sono una categoria che va tutelata dall’alto.

Dott.ssa Maria Grazia Flore – Psicologa Psicoterapeuta

Per approfondire

“Psicologia delle punizioni fisiche. I danni delle relazioni educative aggressive” di Cleopatra D’Ambrosio

“La violenza sui bambini. Immagine e realtà” di Bianchi e Scabini

“Punire non serve a nulla. Educare i figli con efficacia evitando le trappole emotive” di Daniele Novara

Organizzazioni contrarie alle punizioni corporali sui bambini

UNESCO

Save the Children

Australian Psychological Society

Royal College of Paediatrics and Child Health

National Association of Social Workers

Canadian Paediatric Society

American Academy of Pediatrics

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