Recensione di “Amarlo prima che nasca. Il legame madre-figlio prima della nascita” di Jean-Pierre Relier

Relier“Amarlo prima che nasca. Il legame madre-figlio prima della nascita”

Jean-Pierre Relier è primario del reparto di medicina neonatale dell’ospedale Port-Royal di Parigi, ed uno dei massimi esperti internazionali di perinatologia, scienza che si occupa del prematuro e del feto.

Anno di pubblicazione: 1993

Saggio

Relier, noto specialista di medicina neonatale francese, riesce ad unire in quest’opera i tecnicismi delle scoperte mediche, biologiche e fisiologiche, a considerazioni di carattere psicologico e osservazioni personali della relazione madre-figlio, maturate in trent’anni anni di esperienza.

Partendo dall’esposizione delle capacità percettive del feto di cui oggi possiamo avere la certezza grazie alle tecniche ad ultrasuoni, e dall’osservazione dei neonati prematuri, l’autore ci fa capire quanto alcuni fattori siano fondamentali per la crescita armonica e serena di una nuova vita fin dal momento in cui viene concepita. Quali sarebbero questi elementi? Sicuramente che la coppia costruisca uno spazio mentale in cui il loro bambino, in fantasia, può crescere; la vigilanza, l’attenzione, la preoccupazione per lui (nel senso positivo del termine), e la sua attesa.

Quali sarebbero invece i fattori che possono minare questa relazione e di conseguenza una crescita sana, sia fisica che mentale, della giovane vita? Sicuramente ogni situazione stressante o debilitante, non aver desiderato il bambino, non preoccuparsi della sua salute continuando ad assumere sostanze per lui nocive.

Relier mette anche l’accento sui pericoli della procreazione assistita: considerando gli effetti appurati che lo stress della madre ha sul feto, si deve considerare che questo processo inizia sempre con un alto stato d’angoscia dovuto al non poter avere un figlio, e che lo stato d’ansia diventa costante visti i frequenti fallimenti. Come non pensare anche al fatto che quasi sempre dev’essere fatta una “riduzione” degli embrioni per non rischiare che muoiano tutti nel corso della gravidanza? Relier mette in luce quanto questa “riduzione” abbia un effetto negativo sia sulla madre che sul feto che resta.

Ciò che l’autore ci vuole comunicare con la sua opera è che ogni momento della gravidanza è il risultato dell’interazione tra l’amore e gli stress ambientali, e che le ripercussioni dello stress sono molteplici ad ogni tappa: nei tentativi di concepimento, dove lo stress può portare anche a sterilità; nel periodo della gestazione in cui ogni modificazione dello stato emotivo e fisico della madre passa al feto attraverso i livelli ormonali, la pressione sanguigna ecc.; nel momento del parto. Per lui non esiste un unico modo di vivere bene una gravidanza, ma mille modi diversi accomunati dall’aspettare il bambino, che vuol dire “intrattenere con questo essere una relazione eccezionale, certamente biologica ma anche affettiva, sensoriale, sensitiva, psicologica, che lo porterà a diventare ciò che sarà nelle migliori condizioni possibili”.

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